Note Critiche



La pittura di Vanda Dimattia è la rappresentazione sintetica di presenze emblematiche e di testimonianze di vita. Scene classiche, bloccate nel flash di una visione mitizzante, in un “immaginario-reale” ricco di pensieri e di significati, variati nella “statica mutabilità” d’uno spazio creato apposta per le positure dei soggetti, autenticano i riferimenti ambientali e le invenzioni simboliche, pressoché accostabili alle strutture animistico-psicologiche surrealiste. La ricerca tonale e di massa si rivolge ad equilibri che vanno oltre il contenuto, instaurando una particolare “insinuazione metafisica”. Non della metafisica storica, essendo le immagini fondate su elementi della realtà e della tradizione, aperti ai misteri e ai silenzi, ma anche ad implicazioni e suggestioni di disinvolta “affabulazione”. Le stesure luminose e timbriche, il taglio compositivo e le connessioni fermano l’azione in un vivace gioco di luci e di colori, di distanze, di piani, di disposizioni formali tra l’onirico e la stilizzazione plastica, senza nascondere o trascurare il “clima stilistico” (originale nel panorama pittorico italiano contemporaneo) e la traccia costante d’una spigliata fantasia. La libertà ragionata di alcuni accostamenti (non di precisione esagerata) consente la realizzazione di una narrazione “moderna nel suo anacronismo”. La complessità dell’invenzione, la concezione epica, la perizia tecnica contribuiscono a rendere le prospettive scenografiche, la semplificazione architettonica e ambientale ”rispondenti” al “luogo intellettuale”, dove realtà e apparenza, verità e finzione creativa raggiungono la giusta dimensione espressiva. Così “l’immaginario-reale” di Vanda Dimattia si concretizza in una raffigurazione “viva”, impreziosita dal tocco di ambiguità provocata dal contrasto meditazione-realtà e da figure vere e straniate su sfondi di limpide atmosfere che ne stabilizzano l’armonia.
GIULIO GASPAROTTI

L’affermare che la pittura di Vanda Dimattia si nutre più di concetti filosofici e astratti anziché di tematiche proprie al linguaggio figurativo non si tocca e nemmeno si sfiora e anzi si distorce il punto cruciale della sua arte che lei stessa, a guisa di aforisma, compendia nel proposito di: “essere viva”, cioè di trarre i motivi ispirativi soltanto dal reale, dall’esistente.
Una realtà, peraltro, insolita, colta nei suoi aspetti più reconditi e sfuggenti, che non si appaga delle immagini piatte e insignificanti, anche se piacevoli all’occhio, del “vero reale”, ma di esso ne scruta i risvolti inquietanti, i codici segreti.
A rendere ancor più complessa la sua indagine sull’oggetto preso di mira vi è al fondo la dichia-rata aspirazione di voler conciliare la forma con il movimento, vale a dire d’introdurre nell’iconica staticità della metafisica dechirichiana strutture dirompenti in dialettico conflitto.
La Dimattia rivela nelle sue opere la pungente nostalgia per il recupero di una perduta classicità, in cui aleggia un’aura di mistero orfico, di arcana iniziazione a un aldilà che può essere un Eliso oppure un Ade.
GIUSEPPE MESIRCA

Vanda Dimattia offre gli aspetti del suo mondo interiore, nel quale immagini derivate da una visione vagamente metafisica, ne deriva un panorama piuttosto vario dove la fantasia si mescola al filtro intellettualistico del pensiero. Tale impegno le permette di dare libero sfogo alla sua fantasia, che è assai ricca, e che la porta ad individuare il posto misterioso che l’uomo potrebbe assumere nell’universo. Senza dubbio i risultati più suggestivi sono proprio quelli raggiunti mediante un procedimento, che permette a Vanda Dimattia di cogliere l’intimo valore spirituale dei soggetti con meditata attenzione alle vicende psicanalitiche. In questo processo la pittrice scopre il compito della sua missione e il sogno sullo stesso piano della realtà. Le sue doti emergono altresì nella strutturazione delle luci e dei colori, nonché nei loro accostamenti e nei rapporti prospettici, che denotano una buona padronanza nell’uso dei mezzi espressivi.
ERMANNO CORTI

Le grandi stoffe avvolgono gli oggetti e le persone, ne cancellano i contorni, non permettono una lettura del reale. Ma il collante della situazione è quasi sempre lo sfondo, a volte reale, a volte immaginario. Vanda Dimattia sa dosare con pazienza e perizia il colore. Donna raffinata, scopre d’essere artista impegnandosi a raccogliere l’ispirazione del quotidiano mescolando realtà e fantasia in un gioco che tradisce la conoscenza di mondi lontani. Le visite realizzate con sapienti escursioni nel mondo onirico (che le appartiene come una parte di sè stessa) con la stessa naturalezza di un gesto facile da fare per recuperare accattivanti storie sepolte nel proprio io, pacate dal pozzo delle proprie intuizioni artistiche. Ispirata sì dall’irreale ma con inequivocabili riferimenti all’accezione più materiale della vita.
Con lei un drappo non è mai un drappo, una corda non è mai una corda, una figura non rappresenta mai se stessa. C’è sempre bisogno di uno sforzo d’interpretazione per indovinare quello che l’immagine rappresenta. Così potresti scoprire anche il nascosto fluido della realtà e trapassare la tela per venirti addosso e coprirti istintivamente.
Da copertina per CD di Frédéric Chopin Distribuito da Pilz Media Group, Germania

…la Dimattia evidenzia, con immediatezza, un’assoluta padronanza dei mezzi espressivi. Le opere, nel filone surreale, sono costruite su ampi spazi nei quali il soggetto raffigura personaggi avvolti nel mistero; un mistero accentuato dalle cromie cupe o vivacissime che disegnano distese desertiche. Opere allusive che contengono un’intensa carica psicologica.
Dalla rivista d’arte “Galleria Veneta” novembre 1988

“Nessuno che si fermi davanti ad un dipinto potrà non vivere un’emozione”. Una frase che non poteva non riferirsi all’opera di Vanda Dimattia, presente in questi giorni nella sala esposizioni della biblioteca comunale di Vigodarzere con una personale che conferma una ricerca non comune nei confronti del profondo significato del quotidiano, liberato dall’opaca patina della consuetudine.
E proprio questo è ciò che disorienta nell’opera della giovane artista: la sua capacità di rivelare ciò che esiste al di là dell’apparenza, la sua volontà di dimostrare che si può esperire una dimensione nuova delle cose pur mantenendo con esse un pacato dialogo. Non esiste in Vanda Dimattia alcuna volontà iconoclasta, nessuna aspirazione alla creazione di nuovi codici espressivi che travolgano anche formalmente quelli tradizionali.
La sua pittura è pulita, levigatissima, frutto di un lungo e appassionato studio che l’ha avvicinata per gusto estetico e contenutistico ad affascinanti correnti quali il surrealismo e la metafisica.
Da Il Gazzettino del 27 ottobre 1989

….a differenza di altri artisti, Vanda Dimattia presenta una pittura di facile coinvolgimento, misteriosa per la presenza di personaggi avvolti in ampi veli che talvolta coprono il volto, irrigiditi in ampi spazi desertici, figure in cui lo spettatore può intravedere il divenire delle proprie fantasie.
Nella sua presentazione, Vanda Dimattia ricorre molto spesso all’uso della parola “vitalità” e ribadisce il concetto di reintepretazione dell’arte, troppo spesso divenuta forma commerciale quindi priva di simbolismi per cui era nata.
Da Il Gazzettino del 22 ottobre 1989

 

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